Questa pubblicazione è una piccola meraviglia. Non è solo un libro di fotografie, né solo una raccolta di poesie: è un ibrido strano, ma uno strano bello che ti fa sentire addosso la polvere del tempo, il rumore dei martelli, ma anche il silenzio pieno di certi spazi vuoti. Racconta la nascita di un museo, ma lo fa partendo dai muri, dalle crepe, dai materiali — e poi li attraversa con lo sguardo poetico, che non descrive ma ricorda.
La cosa che mi piace è proprio l’approccio interdisciplinare: poesia e fotografia non stanno lì una accanto all’altra, ma si intrecciano per aiutarti a percepire il sensibile da più lati, con più sensi. Le immagini ti parlano come se fossero versi, e i testi ti fanno immaginare ambienti, odori, texture. È come se ognuna di queste discipline, da sola, non bastasse: ma messe insieme, creano un percorso che trova senso, profondità.
Anche l’oggetto-libro è parte del gioco: diverse carte, stampa curata, formato che ti costringe a maneggiarlo con attenzione. Tutto partecipa a questa esperienza rallentata e immersiva.
Raffaella Rivi
filmmaker