Il mondo può fare a meno di me | il film

IL MONDO PUÒ FARE A MENO DI ME
regia Francesco Marano (2025) 36’

16 novembre 2025 ore 16:00 | Cinema Guerrieri | Matera
17 dicembre 2025 ore 18:00 | Unibas | via Lanera | Matera

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Dopo la prima assoluta del 16 novembre 2025 al Cinema Guerrieri di Matera, fuori concorso per il Matera Film Festival, del film Il mondo può fare a meno di me, regia di Francesco Marano, con Silvana Kuhtz, abbiamo fatto alcune domande al regista:

Come t’è venuta l’idea di questo film?
Silvana mi ha mandato sue registrazioni dei testi che aveva scritto di fronte e dentro quanto le stava succedendo e mi ha colpito subito la cruda sincerità di quello che diceva e la varietà di sensazioni che comunicava. Forse nessuno avrebbe il coraggio di dire in quel modo come ci si sente davanti alla progressiva perdita della voce, all’incalzare della fragilità. Sono proprio quelle registrazioni che ho usato nel film.

Come mai hai pensato a soffermarti sulle azioni quotidiane?
Con le azioni quotidiane voglio dare l’idea della vita che continua comunque, ma anche comunicare la capacità di Silvana di fare dell’inciampo un evento parallelo che non doveva dominare la sua esistenza e non doveva farle perdere la volontà di lavorare per i suoi progetti.

Che cosa ti ha spinto a farne un film?
La sfida, mi chiedevo, sarà possibile fare un film con quelle registrazioni senza cadere nella lamentela? sarà possibile dare a Silvana la completezza di una persona che in effetti non si lamenta mai, si mette al fianco del suo problema e non si fa guidare da esso.

Registicamente come hai lavorato?
Ho lavorato come quando faccio documentari etnografici, guardandomi intorno, osservando quello che c’è, senza una sceneggiatura o una scaletta. Non ho filmato tutto in una volta, ci sono voluti più giorni di riprese, da certi errori sono nate nuove soluzioni. La casa dove abbiamo girato è un mondo, ha un peso enorme nella vita di Silvana, ma è anche un rifugio, ho cercato di rendere questa ambivalenza di un passato che accoglie e incatena. Non so se ci sono riuscito, perché ho cercato di lasciar parlare le cose che c’erano. In fase di montaggio ho solo pensato a restituire un ritmo che soggettivamente coglievo nei gesti, nei silenzi e negli oggetti. Il titolo viene da uno dei testi di Silvana.


Si può fare a meno di me, dopo che mi hanno detto che ognuno è unico, ognuno è come un bacio di farfalla, che senza, il mondo non è più lo stesso.
si può fare a meno di me; vero: ci sarà più aria, meno CO2, si può, mondo, fare a meno di me,
anch’io dovrò fare a meno di quell’accrocchio che sono, che si dà importanza, che appoggia i
piedi sulla terra, e dove se no?, che consuma e parla e ama.
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It’s possible to do without me, after they told me that each of us is unique, each like a
butterfly’s kiss, that without, the world is no longer the same.
Well, it is possible to do without me; true: there will be more air, less CO₂, hey,
you can, world, do without me; I too will have to do without me, that contraption I am, filled
with self-importance, with feet pressed against the earth (where else?), me consuming,
speaking, loving.

Silvana Kuhtz

Quando ho mandato le registrazioni dei miei testi a Francesco, l’ho fatto perché siamo amici, siamo entrambi legati alla dimensione sonora delle parole, della vita, del mondo, e abbiamo entrambi una crudezza e una visione poetica!
Sì, giuro, anche Marano ha una visione poetica della vita nonostante l’apparente rugosità del suo carattere! Sapevo che non avrebbe avuto peli sulla lingua e che avrebbe preso queste parole come un dato di fatto, senza sentirsene commosso oltre misura, e che, pure, le avrebbe custodite! Poi le parole hanno iniziato a scavare dentro di lui finché un giorno mi ha detto che voleva farci un film e che voleva girarlo a casa mia in campagna!
Per me quel luogo è un paradiso, è anche stato una zavorra a volte negli anni, e ora è solo un mondo di meraviglia!
Francesco, con il suo acuto spirito di osservazione ha saputo studiare con pacatezza e delicatezza gli angoli, scegliere le azioni, aprirsi alle proposte e talune volte alle zanzare!
Per me è stato un essere dentro e fuori di me, come potete immaginare, fuori di me nell’ascoltare le indicazioni del regista, fare azioni suggerite, fare azioni ripetute, ricominciare!
Dentro di me, nell’esserci col mio corpo e con l’imbarazzo di una faccia gonfia per alcuni farmaci, la difficoltà di una fragilità da mostrare ma non esibire! Sono state giornate belle d’estate fra pasticcini e pranzi, ragionamenti, e ansie, come quando il regista ha telefonato all’aiuto regista Marcella Signorile e le ha detto di aver cancellato inavvertitamente tutte le riprese di una giornata!
Altro elemento importante, non abbiamo voluto fare un film per dare un messaggio, per costruire un proposito, un esempio! Ognuno leggerà ciò che vuole, capirà forse meglio la vita dei disabili, dei brutti, goffi, diversi, deformi, e userà le parole allo sfinimento finché ancora ce le ha!

Silvana Kuhtz

Tranquille, tranquilli.
Sono io quella cui è andata peggio, rilassatevi, le statistiche dicono
che non toccherà anche a voi.
respirate, un bel respiro di sollievo, il destino ha preso me.
non te, non voi.
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Calm down, all of you.
It’s me who drew the worst lot—relax, statistics say
it won’t come to you too.
Breathe, a deep breath of relief: destiny took ME.
Not you, not you all.

Abbiamo raccolto alcuni commenti, a caldo, dopo la proiezione del 16 novembre:

Pasquale Doria. La proiezione al Cinema comunale — continuerò a chiamarlo così, per affetto e per memoria — non si è risolta in un film nel senso consueto. Era un documento vivo, un frammento di mondo che ti segue oltre la soglia, come un’eco che ti cammina accanto. Ho scritto senza perdere tempo per la ragione che avevo bisogno di “liberarmi”. La regia di Francesco Marano, assistente Marcella Signorile, ha trovato una intensa cornice in una vecchia villa di campagna. Ma ciò che resta, ciò che ancora mi abita, è lo sguardo di Silvana Kuhtz. [leggi tutto]

Milena Ferrandina. Un film straordinario, commovente, crudo. La malattia arriva, silenziosa e feroce e le ruba proprio ciò che la definiva: il suono, il timbro, il dono. Nel documentario la si sente parlare per l’ultima volta, con quel filo di voce che dice la verità che pochi osano affrontare. Non c’è finzione, non c’è consolazione. Niente buonismo, niente maschere. Solo un dolore nudo che non chiede permesso e non chiede comprensione. Il suo sguardo non cerca indulgenza: soltanto il diritto di essere arrabbiata, di riconoscere che il finale sarà duro, che la storia non promette salvezza. E attorno, il mondo continua con il solito perbenismo lucido, con la gentilezza di facciata che non sa reggere l’urto della verità. In mezzo a tutto questo, lei rimane un faro spento che ancora illumina: una testimonianza crudele e luminosa al tempo stesso che ricorda quanto la vita possa essere ingiusta e quanto ci sia di profondamente umano nel non nasconderlo. Le riprese poi, da brividi, ho ancora in mente passaggi particolarissimi in cui la telecamera resta ferma eppure tutto ruota. Come se il mondo incastrato in un asse iniziasse a girare senza avvertire nessuno. In quel movimento lento c’è il presagio di un destino che inciampa, il terreno sotto i piedi che cede, il caos. E la ruota gira anche quando non si hanno forze per inseguirla. Prof Francesco Marano… un visionario…

Caterina Lauriero. Un’esperienza immersiva. Ho percepito il dolore, la rabbia e la durezza della sofferenza. Una voce senza tono che prende colore nelle immagini. Grazie a te e a Silvana Kuhtz. Sarebbe bello poter rivedere il film. Inseritelo in piattaforme pubbliche.

Antonello Di Gennaro. Molto bello. Restare semplici è cosa difficile. Contenuti Top. Grazie dell’invito.

Sandra Ferracuti. Un gran bel lavoro, grazie. Vera poesia

Emanuele Montemurro. Il dolore è di chi lo prova la difficoltà è purtroppo la condivisione. Un film di kafkiana memoria

Paola Saraceno. Una VOCE potente, sincera, precisa come un bisturi, tagliente come una sciabolata, non certo su bottiglia di bollicine.
Una REGIA che non edulcora, che coi lunghi primi piano non solo sul volto ma anche su oggetti cari, sottolinea un inesorabile passaggio di condizione. Dallo strumento corda vocale all’AI quasi perfetta per Comunicare il tanto da Dire. La voce che Silvana KUHTZ protagonista nella sua casa di campagna, coprotagonista della pellicola, ha avuto, ha, avrà sempre. Contenuti di una grande poetessa del qui e ora. Poetessa sempre in Azione che Francesco Marano (antropologo e regista), studiodo del Cinema Verità franco italiano, ha omaggiato con questa pellicola intensa, nel momento di passaggio da un timbro a un altro, senza sconti, senza inganni, senza facili arruffianamenti.
Grazie del Dono. E SI È VERO CHE IL MONDO PUO’ FARE A MENO DI VOI/ NOI/ ME / TE. Ma starci così dandosi e dando un senso anche alla malattia, alla tristezza, alla umanissima rabbia, ad una articolata paletta di emozioni forti, a interrogativi scomodi, è bravura di pochi. Comprendo, altresi’, che in festival cinematografici che della patina scintillante e della passerella in red carpet di attori e attrici da fiction, necessari per richiamare il grande pubblico e, così finanziatori pubblici, non possa essere accettato. Pellicola cruda che dà un cazzotto allo stomaco, che ci pone di fronte a realtà difficili da digerire per chiunque abbia una sensibilità superiore a un criceto, non è adatta a un pubblico_famiglia, ai giovani ai lettori di Dipiu’ (settimanale gossipparo con milioni di copie vendute a settimana) Allora caro prof. il mondo è pieno zeppo di festival cinematografici che amano le pellicole impegnate e impegnative. Se non si e’ apprezzati qui, ci sono ben 192 altrove. Ci vediamo al Tribeca a NY o a New Deli

Ruggero Ermini. Un film molto crudo che fa emergere l’immensa forza di Silvana Kuhtz che ci insegna come si possono fare tante cose anche quando sarebbe facile abbandonarsi alla pigrizia allo sconforto. Lei senza voce recita, insegna, … Sente molto più di noi il bisogno di comunicare.

Cristina M. L. Casalnuovo. Il mondo può fare a meno di me” non è solo un film: è un varco, una soglia/doglia. È un richiamo all’ascolto di ciò che resta sotto pelle, l’inudibile. È uno di quei lavori che non cercano consenso: pretendono ed esigono profondità. E la profondità, oggi, pochi ricordano di allenare. Merita palchi diversi, palchi che sanno reggere lo sguardo e non distogliere, anche quando l’immagine e la vita non sono comode. La citazione di Ariès che hai scelto è rivelatrice: siamo immersi in una cultura che oscilla goffamente tra compassione di facciata e voyeurismo emotivo. Non riesce a trovare la misura giusta. Il tuo film quella misura la rompe, la scardina: costringe lo spettatore a prestare attenzione dove preferirebbe scivolare via, a guardare dove non vuole guardare, a sentire dove ormai non sente più.
È una fortuna che il film non sia solo “piaciuto”, ma abbia lavorato. Abbia trasformato. [leggi tutto]

Il mondo può fare a meno di me

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