Avere il coraggio della verità, usare la propria voce finché la si possiede

Il mondo può fare a meno di me

regia Francesco Marano | con Silvana Kuhtz
 (2025) 36’

[di Vicky Berardinetti, ciranopost.com] Ho assistito alla proiezione del docufilm Il mondo può fare a meno di me di Francesco Marano, interpretato da Silvana Kühtz.

L’opera, una sorta di lettera – testamento, affronta la fragilità umana, senza protezioni narrative, senza consolazioni facili e senza indulgere nel sentimentalismo. Il docufilm sceglie una forma rara di sincerità: osserva il dolore nella sua quotidianità concreta, nella sua persistenza silenziosa, nella sua capacità di modificare il rapporto tra il corpo, il tempo e il linguaggio.

Al centro dell’opera, che ha come protagonista assoluta la poetessa Silvana Kühtz e la sua vicenda di vita, c’è una riflessione profondissima sulla parola. Parlare significa esistere, dare forma ai pensieri, renderli attraversabili. La parola viene celebrata come un atto di libertà, quasi una liberazione interiore: ciò che riesce a essere nominato smette di soffocare nel buio della coscienza ed è per questo che la voce è una “crepa di luce”. Ciò posto risulta evidente che, di conseguenza, il venir meno della possibilità di esprimersi con la propria voce produca un senso di prigionia e di insufficienza, che il film restituisce con estrema lucidità; senza di essa l’essere umano diventa “terra oscura, dove tutto frana”.

La regia di Francesco Marano evita ogni retorica della guarigione e ogni forma di ottimismo obbligatorio. Non c’è spazio per le frasi consolatorie o per la banalizzazione della sofferenza attraverso il mito del “pensiero positivo”. Il film compie un gesto molto più radicale: accetta l’esistenza dell’irreparabile. Ed è proprio questo confronto con ciò che non può essere corretto o risolto a generare una tensione filosofica potentissima. La mutata condizione di salute non viene trasformata in metafora edificante; resta una presenza reale che costringe a ridefinire il significato stesso dell’essere vivi.

articolo completo su www.ciranopost.com

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