A SILVANA
Rivederti ora che sei sempre tu ma non più solo tu
Avrei voluto congelare il te di sempre
In eterno
L’eternità non esiste per noi terrestri così irreversibilmente
Destinati, nel corpo, alla polvere.
Eppure tu sei così profonda nel non essere più solo quello che eri,
che mi hai fatto spiccare il volo;
Eppure tu sei così immensa nella sinfonia della voce che eri,
la voce che hai saputo donare per
celebrare i giorni di sorriso e di pianto lungo il cammino,
la voce con il timbro della sacra passione per la Poesia della Vita,
che mi hai fatto spiccare il volo dall’abisso in cui ero precipitata sapendo,
sapendo ma non volendo vedere, con il morso dell’angoscia
che divora il coraggio di fragili rami della vita
come me.
Non Tu che non sei più Tu ho ritrovato
ma tu che sei immensamente Tu
regalmente Tu
elegantemente Tu
sorridentemente Tu
Ieraticamente Tu.
Ti ho ritrovata in me
nel cuore
nei semi di stupore e di amicizia che abbiamo seminato.
Il film è un inno alla vita
una celebrazione del sacro nei giorni
che ci vengono regalati.
Lo scenario è una casa che abbraccia
un giardino che vive con te
respira con te,
una cucina che si inginocchia al suono del borbottio del sugo
ai sogni del gatto
ai passi e alle mani intorno ad un letto da accarezzare
con le lenzuola e le coperte che, in quella danza intorno, dimenticano
le paure del buio della notte nel battesimo del nuovo giorno,
nelle preghiere che non osano invocare miracoli.
Come si prega con convinzione, con costante perseveranza, come si chiede un miracolo?
Poi un armadio si apre alla ricerca della maschera di ogni giorno da indossare
e la tua volontà di lotta per essere Te, solo Te, nient’alto che Te.
Il sé dell’Essere non il sé dell’avere o il sé per apparire o il sé per occultare.
La casa è una culla così l’ho sentita ripresa dal Regista, il tuo Alter Ego.
E poi la delicatezza della cura di sé
quegli occhi da evidenziare con cura e leggiadria:
l’impronta di te con le somiglianze di chi sopravvive in te, attraverso te.
Gli occhi sempre gli stessi con l’azzurro del Cielo dentro.
Loro non hanno bisogno di parole, Silvana, loro parlano
anche se ti distrai e ti senti persa,
loro sanno che dureranno per sempre,
che l’immensità del cielo è in loro.
Sei sempre bella, sempre Tu,
Orgogliosamente Tu, Silvana Kuhtz.
La tua casa che abbraccia ti custodisce, come tutte le persone
le persone intorno che non si vedono e sono nei tuoi sogni,
e le persone che hai scelto, vive, intorno.
Mi ha regalato gioia scriverti e sentire il tuo sorriso
mentre mangi un gelato con gli uomini che hai amato!
Il regista è stato bravissimo, anche lui un poeta!
Il silenzio è voce assordante, di ricordi.
Un abbraccio a te come fosse velo
e un abbraccio a chi è intorno a te.
Grazie per tutto ciò che hai donato,
che mi hai donato