Che cosa si può dire di Chagall che non sia già stato detto?

La mostra a Conversano.
CHAGALL, fino al 27 ottobre 2024

Che cosa si può dire di Chagall che non sia già stato detto? Solo l’esperienza che delle sue opere si può fare, o i pensieri che ci possono attraversare su un giovane che a 23 anni si trasferì dalla Russia a Parigi, e che era riuscito a studiare arte nonostante le opposizioni della famiglia.
Chagall, nome ebraico Moishe Segal, nome russo Mark Zacharovič Šagal, trascritto poi in francese come Chagall, è stato un pittore russo naturalizzato francese, d’origine ebraica chassidica.
Un giovane che ha le idee chiare e scrive la sua autobiografia a 35 anni (casa ed. SE).
È un uomo, Marc, che è benvenuto altrove, alla Russia è molto legato ma da subito viene accolto altrove. Il 21 giugno 1941 si trasferisce a NY.
È un uomo che si divide fra molte forme d’arte, e fra queste c’è anche la poesia che lo assorbe quasi quanto la pittura, il disegno.

PER VAVA
Con te io sono giovane
Quando laggiù gli alberi minacciano
E il cielo vanisce in lontananza
I tuoi occhi mi toccano
Quando ogni passo si perde sull’erba
Quando ogni passo sfiora le acque
Quando le onde mi fervono in testa
E dall’azzurro qualcuno mi chiama (…)


L’amore galleggia nell’aria abita i paradisi che Marc dipinge e inventa, dove risplendono i colori e l’energia dell’amore. C’è una coppia distesa nel buio e dietro di loro la città, il cielo scuro e su di loro si sparano fuochi d’artificio che sembrano mazzi di fiori (o forse lo sono), a prima vista il quadro potrebbe chiamarsi due alberi fioriti. E invece il sogno è il titolo, l’anno il 1980, e poi nell’angolo una gallina.
E ti chiedi com’è che questo segno ti sia familiare, per forza, dico io, siamo cresciuti con lui che dal 1887 quando è nato, si è spento nel 1985.
E poi c’è quella tempera del 1978 che si chiama l’ispirazione in cui c’è un uomo con in testa una donna e un volatile e figure che volano e una città, un ponte, e la pittura. Il tutto fra il blu e il rosso aranciato.
E l’olio il bouquet della luna o le calle bianche, del 1946? Sublime.

Lato debole della mostra
Personalmente avrei preferito un allestimento luminoso e invece ho attraversato le sale nel buio. Le voci in lettura delle favole di Fedro, poco significative e inadatte. Il video di Dario Fo col suo spettacolo, senz’altro interessante ma impraticabile poterlo seguire tutto, avrei preferito un montaggio delle parti salienti.

Silvana Kühtz

Particolari dei quadri Bouquet della luna o le calle bianche e Il Sogno. Foto di Silvana Kühtz

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