dell’attraversare la strada. A Bari – Silvana Kuhtz
In molte città se non tutte, tutte le altre – italiane ed estere – le attività del pedone e dell’automobilista sono regolate dal codice della strada e, pace, non c’è storia. Tutto piatto, niente da raccontare. A Bari invece, il rapporto fra queste due categorie è autoregolato da una serie di consuetudini e da fantasiose decisioni. Non mi sto schierando con l’una o l’altra categoria, faccio parte di entrambe e sperimento. Prima di tutto, se vieni a Bari devi sapere che le strisce pedonali sono nella maggior parte dei casi considerate un abbellimento, una decorazione del nero asfalto, servono a questo, a rischiarare il buio, ché ti può capitare da pedone di aspettare invano o di rischiare la vita pensando che le auto si fermeranno, ma da automobilista potresti pure fermarti per far passare uno fermo davanti alle strisce e di sentirti dire (mi è capitato):
– ce uè? (che vuoi) c’ tin dacchiamendà? (che hai da guardare?)
– volevo farla passare, ora può attraversare
– ma va va, stogh ad aspettà sorem’. (sto aspettando mia sorella)
(ed è tanto se non ha detto mam’t)
Il pedone medio a Bari attraversa un po’ dove gli pare, prende la rincorsa, sguardo intenso e cattivo, attraversa a slalom fra le auto, le strisce sono magari a dieci, venti metri, ma non ce la fa ad avvicinarvisi, come se fossero piuttosto una minaccia alla sua fervida fantasia e ai suoi riflessi. Attraversare la strada per il pedone barese è un po’ come una prova di velocità e destrezza, guadagna punti se si infila dietro di te proprio mentre stai facendo manovra per parcheggiare, passa proprio quando il semaforo per le auto è appena diventato verde, corre piano.
L’automobilista dal canto suo, sfreccia veloce sulle strisce come se non esistessero.
Da qualche tempo invece mi ci fermo se vedo qualcuno che vuol passare, e i sorrisi e i saluti con cui sono ricompensata mi ripagano appieno. Il fatto è che il pedone barese fermo alle strisce è rassegnato, passerà solo qu
ando non ci saranno auto, non quando si fermerà qualcuno, perché nessuno si fermerà. Il pedone barese quando si rende conto che qualcuno si è accorto della sua presenza non sta nella pelle. Ieri una ragazza è rimasta così sorpresa che pareva saltellare per la contentezza e una signora anziana non sapeva più come ringraziarmi oltre ad aver mutato la sua maschera pensosa in un sorriso splendido. Sono piccole felicità urbane, nelle fessure di ciò che dovrebbe essere scontato ma non lo è. Piccole complicità di città. Provare per credere. SilvanaKuhtz

una delle fortune che ho è che molte persone mi mandano poesie, belle o brutte, ma comunque con un’intenzione di bellezza e intensità. una delle fortune che ho è che certe persone mi affidano il loro scrivere o la propria voce – il che è come dire la loro vita – per farne qualcosa di meglio. non passa giorno senza che in un modo o nell’altro io non sia stata un poco nelle fessure del mondo, il che non è sempre una passeggiata, ma è sempre un privilegio. stare con chi vuole imparare davvero è un’esperienza che ti allarga lo sguardo e il cuore, esattamente come invece ti mortifica l’esperienza di chi vuol sempre avere ragione e vuol dare un’opinione su tutto, e non ha voglia di spostarsi dal proprio orto. le opinioni sono in larga misura una inutile fuoriuscita di aria dalla bocca.



ture, nuances, mezzi toni è fatta la giornata. 

