Fate fogli di poesia poeti
Cominciate, poeti, a spedire fogli di poesia
Ai politi, gabellieri d’allegria
A chi ha perso l’aria di studente spaesato
A chi ha svenduto lo stupore di un tempo
Le ribalte del non previsto, ai sindacalisti, ai capitani d’industria
ai capitani di qualcosa,
usate la loro stessa lingua
non pensate, promettete… disarmateli se potete!
(al diavolo le eccedenze, poeti
le care eccedenze, le assenze anche,
i passeri di tristezza, i rapimenti
i pendoli fermi, i voli mozzi, i sigilli
le care figure accostate al silenzio
gli addentellati, i germogli, gli abbagli…
Al diavolo al diavolo).
Disprezzate i nuovi eroi, poeti
cacciateli nelle secche del mio gazebo oblungo
(ricco di umori malandrini, così ben fatto)
Fatevi anche voi un gazebo oblungo
chiudeteci le loro parole di merda
i loro umori, i loro figli, il denaro
il broncio della loro donne, le loro albe vivide.
Spedite fogli di poesia, poeti
dateli in cambio di poche lire
insultate il damerino, l’accademico borioso
la distinzione delle sua idee
la sua lunga morte.
Fatevi disprezzare, dissentite quanto potete
fatevi un gazebo oblungo, amate gli sciocchi artisti beoni
le loro rivolte senza senso
le tenerezze di morte, i cieli di prugna
le assolutezze, i desideri da violare, le risorse del tempo
i misteri di donna Catena.
Fate fogli di poesia, poeti vendeteli per poche lire.
Antonio Verri
poesia proposta da Marcella Signorile – collettivo Poesia in Azione
*Antonio Verri (Città della Pieve, 1839 – 1925) è stato un geologo, paleontologo, e ingegnere idraulico italiano.
Laureatosi in scienze matematiche, Verri ha partecipato alle azioni militari per l’Unità d’Italia, con il grado di capitano, per poi entrare nel Genio militare, riuscendo a raggiungere, nel 1913, il grado di tenente generale. Autore di un centinaio di pubblicazioni, si è occupato, in prevalenza, di ingegneria idraulica e geologia.
Ha cominciato la sua attività scientifica, negli anni settanta dell”800, studiando in particolare la Val di Chiana, dal punto di vista stratigrafico, idrologico e paleontologico, mentre nel campo militare ha approfondito l’applicazione delle mine in relazione a determinate condizioni geologiche. In seguito ha spostato l’attenzione sul vulcanismo, occupandosi più volte, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, dei vulcani di diverse aree umbre, laziali e campane.
Particolare attenzione ha prestato allo studio geologico di alcuni monti, come nel caso del Monte Amiata, di colli romani, quali il Colle Quirinale e il Colle Capitolino, di fiumi, come il Sarno, il Tevere e il Velino, al quale ha associato l’approfondimento delle Cascate delle Marmore. In chiave squisitamente paleontologica, ha dedicato studi sul miocene e sul pliocene umbri e sull’uomo preistorico dell’area di Terni. Ha compiuto i rilievi per la carta geologica di Roma, che ha pubblicato nel 1915 con l’Istituto geografico De Agostini.
Socio dell’Accademia dei Lincei, nel 1881, a Bologna, è stato – al pari del suo coevo conterraneo e collega Lucio Mazzuoli – tra i fondatori della Società Geologica Italiana, di cui è stato nominato vicepresidente nel 1902 e, infine, presidente nel 1903.