Poesia in greco antico è Poiesis. Il poeta è il poietes. Il poeta è colui che crea, (poieo è fare, creare). Cosa crea il poeta, o meglio, qual è il fare del poeta, il suo creare? Sempre in greco (ancora?? Eh si...) lo studioso è il mathetes, il suo fare (la sua attivitá) è il manthano. Il pittore è il grafeys e si diletta nel grapho o zografeo. E il poeta? Anche in italiano è raro usare l’espressione poetare. Si dice piú spesso che il poeta è colui che scrive (grapho??) poesie. Meglio sarebbe dire che compone odi, versi, carmi, sonetti etc etc. E qui il discorso magari si fa piú interessante. Perché ? Dunque: avendo voglia, dopo abbondante dose di caffè, di passeggiare tra i lemmi di un vocabolario (chiaramente italiano-greco antico..eh senno’ troppo facile) partendo dalla parola Poesia dopo vari rinvii e rimandi si può inciampare su Melopoieo. Albero da frutta della Valtellina? No, melopoieo è il comporre musica. Creare, fare, comporre. Questo è l’ambito del poeta. Creare, mettere al mondo, chiamare nel mondo. Questa è l’essenza della poesia. Nessuna cosa sia dove la parola manca. Questi gli ultimi versi di Stefan George nella sua “La Parola”. Heidegger commenta che “solo lá dove per una cosa è stata trovata la parola, la cosa è una cosa... È la parola che procura l’essere alla cosa” (In cammino verso il Linguaggio, Ed. Mursia). Ma c’è parola e parola. C’è parlare e c’è comporre versi. Ci sono parole che aprono un mondo e parole che ci allontanano dall’essenza delle cose, dall’autenticità del mondo. Parola, autenticitá, essenza, poesia... chissá... Per ora forse, è tempo di chiudere il vocabolario con tutti i suoi segni e ricordarsi di come nell’Ellade e nella Provenza dei Trobadores medievali i versi si cantavano in musica.
Lorenzo Gallinari




