Poesia in Azione

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Pensieri in Azione

Parola e Ascolto

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Jacques-Alain Miller descrive la Parola così:

Il cuore della funzione della Parola è dato da ciò che oggi definiamo la volontà di dire. La parola implica sempre una strategia che chiama in causa l'Altro con la maiuscola.

E, prosegue Franco Lolli: è all'Altro che si indirizza, ed è, anzi, dall'Altro, attravero l'Altro, che acquista un senso. (...) La poesia è, allora, una pratica di senso. D'altra parte il fatto che il poeta scriva quel che scrive, non vuol dire che sappia quel che dice. Il poeta infatti, non solo non è padrone delle significazioni che egli suscita con la sua poesia, ma spesso ignora addirittura a quali nuove dimensioni di creatività la sua poesia apre la porta.

Come a dire, aggiungo io, che tutto dipende da chi ascolta e non da chi dice...

 

La Poesia è...

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A mio modesto avviso… (appunti di poetica ragionevolmente sentimentali) di Lello Voce

Pubblico una parte di questa riflessione di Lello Voce, con il permesso dell'autore, per chi vuole leggere l'intero articolo, è su:

http://www.lellovoce.it/spip.php?article579

La poesia è un’arte che abita il tempo. E che ne è abitata. Quale che sia la sua storia, più o meno dal XV secolo in avanti, i millenni precedenti l’hanno formata come arte dell’oralità e l’oralità abita il tempo (e fa risuonare lo spazio). La poesia è, innanzi tutto, la sua durata, il suo realizzarsi, eseguirsi, performarsi nel tempo, attraverso le vibrazioni della voce del poeta, o di chi, in vece sua, la ‘recita’: troviere, trovatore, o giullare che sia. Essa percorre il tempo, scorre dentro di esso (...).

La poesia è un’arte che abita il suono. E che ne è abitata. La poesia è fatta di una materia precisa, quell’insieme di vibrazioni fisiche ed emissioni sonore che chiamiamo voce. La poesia si propaga. La poesia ha un corpo, corpo mutevole, che rimbalza e si infiltra, che penetra, fa eco, indica, si atteggia nello spazio, lo percorre, la poesia ha dita fatte di vocali e consonanti per battere e carezzare, per stringere e per allontanare, per catturare e per liberare, per coprire e per svelare.

La poesia è un’arte che abita la voce, ne cavalca le onde (sonore), sta sulla loro cresta, sfrutta la loro energia, la loro ‘dinamica’, per trasformarla in una direzione, in un senso, in quello che la critica usa definire un ‘significato’. La voce della poesia è esattamente la voce del poeta, mai il contrario… Parlare di poesia muta, scorporata, puramente mentalistica è, dunque, fare un ossimoro. è ignorare la natura stessa della ‘funzione poetica’ (Jackobson) …(...)

La lettura poetica ad alta voce, perciò, non è mai un’interpretazione attoriale, ma piuttosto un’esecuzione, anzi una messa in atto, è una performance. Ma lo è da millenni. Da sempre. (…)

La poesia è sempre politica, anche quando è puramente introspettiva, perché nessuna polis potrà vivere a lungo se essa non sarà formata da uomini che sappiano guardare dentro se stessi, tanto quanto sono capaci di leggere le contraddizioni in ciò che li circonda. Ed essa lo è a maggior ragione quando si realizza in pubblico, quando, cioè, essa ritrova il circolo di una comunità, quando si situa tra la gente, quando il poeta, infine, restituisce al mondo ciò che al mondo ha rubato, per dargli un nuovo nome.

 

I Giusti

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Sono i giusti sconosciuti quelli di cui parla Borges in questa bellissima poesia-manifesto, siamo noi...(?)

people I giusti, di JL Borges

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sur giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Queste persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Un hombre que cultiva su jardin, como queria Voltaire.
El que agradece que en la tierra haya musica.
El que descubre con placer una etimologia.
Dos empleados que en un cafè del Sur juegan un silencioso ajedrez.
El ceramista que premedita un color y una forma.
El tipografo que compone bien esta pagina, que tal vez no le agrada.
Una mujer y un hombre que leen los tercetos finales de cierto canto.
El que acaricia a un animal dormido.
El que justifica o quiere justificar un mal que le han hecho.
El que agradece que en la tierra haya Stevenson.
El que prefiere que los otros tengan razon.
Esas personas, que se ignoran, estan salvando el mundo.

 

Poiesis? Poetare?

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Poesia in greco antico è Poiesis. Il poeta è il poietes. Il poeta è colui che crea, (poieo è fare, creare). Cosa crea il poeta, o meglio, qual è il fare del poeta, il suo creare? Sempre in greco (ancora?? Eh si...) lo studioso è il mathetes, il suo fare (la sua attivitá) è il manthano. Il pittore è il grafeys e si diletta nel grapho o zografeo. E il poeta? Anche in italiano è raro usare l’espressione poetare. Si dice piú spesso che il poeta è colui che scrive (grapho??) poesie. Meglio sarebbe dire che compone odi, versi, carmi, sonetti etc etc. E qui il discorso magari si fa piú interessante. Perché ? Dunque: avendo voglia, dopo abbondante dose di caffè, di passeggiare tra i lemmi di un vocabolario (chiaramente italiano-greco antico..eh senno’ troppo facile) partendo dalla parola Poesia dopo vari rinvii e rimandi si può inciampare su Melopoieo. Albero da frutta della Valtellina? No, melopoieo è il comporre musica. Creare, fare, comporre. Questo è l’ambito del poeta. Creare, mettere al mondo, chiamare nel mondo. Questa è l’essenza della poesia. Nessuna cosa sia dove la parola manca. Questi gli ultimi versi di Stefan George nella sua “La Parola”. Heidegger commenta che “solo lá dove per una cosa è stata trovata la parola, la cosa è una cosa... È la parola che procura l’essere alla cosa” (In cammino verso il Linguaggio, Ed. Mursia). Ma c’è parola e parola. C’è parlare e c’è comporre versi. Ci sono parole che aprono un mondo e parole che ci allontanano dall’essenza delle cose, dall’autenticità del mondo. Parola, autenticitá, essenza, poesia... chissá... Per ora forse, è tempo di chiudere il vocabolario con tutti i suoi segni e ricordarsi di come nell’Ellade e nella Provenza dei Trobadores medievali i versi si cantavano in musica.

Lorenzo Gallinari

 

tradimento di un amico

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Dylan Thomas - to others than you (traduzione di Ariodante Marianni)

Amico da nemico io ti sfido.
Tu con monete false nelle borse degli occhi,
tu amico mio dall'aria accattivante
che per vera mi rifilasti la menzogna
mentre spiavi bronzeo i miei più gelosi pensieri,
che mi allettasti con luccicanti pezzi d'occhio
finché il dente goloso del mio affetto trovò il duro
e scricchiolò e io inciampai e succhiai,
tu che ora evoco a stare come un ladro
nella memoria, moltiplicato da specchi,
in sorridente inobliabile atto,
man lesta nel guanto di velluto

e un martello contro il mio cuore,

eri una volta una tale creatura, un così allegro,
schietto, spassionato compagno,
che non avrei mai detto né creduto
mentre una verità spostavi nell'aria,
che per quanto li amassi per i loro difetticome per i loro pregi,
i miei amici non erano che nemici sui trampoli
con la testa fra nuvole d'astuzia.

(foto di Luciano Quaglia)

 

A spasso tra sine-stesie

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Sinestesia è figura stilistica per cui vengono associate due parole appartenenti a differenti sfere sensoriali ( profumo dolce, parole aspri, gusto vellutato, udito finissimo); nel mio personale vocabolario, e forse in sostituzione del termine più appropriato che potrebbe essere sincretismo sensoriale, sinestesia ha sempre voluto significare la polimorfìa dei sensi, l'incontro/scontro tra diverse accezioni sensoriali, il corto circuito delle emozioni; e forse l'olfatto, più d'altri, m'ha  istigato e m'istiga ancora a mescolare, sciroppare, ad ingenerare tracce mnestiche le più strane ed inaspettate, a far affiorare sapori plurimi, con logiche proprie, sfuggenti, aberranti, caduche, aporìe districate e melassate. statevi bene. al prossimo cenno comunicherò lo spacciatore.

 

SANTA SIA SINESTESIA

amen

 

Iniziare

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Può essere complicato iniziare. Anche iniziare a scrivere su questo blog, inaugurarlo. Ecco sì, perchè di inaugurazione si tratta e come tutte le inaugurazioni è una festa e anche un'emozione. Mi viene da pensare allora a quel bellissimo brano di Goethe, che peraltro ben si sposa con il fatto che quest'anno 2009 l'ho dedicato A CHI OSA:

"Finché non ci si impegna, allora regnano l'esitazione, la possibilità di tirarsi indietro, e sempre l'inefficacia. A proposito di ogni gesto di iniziativa, c'è una verità elementare, ignorare la quale vuol dire uccidere un'infinità di idee e splendidi progetti: nel momento in cui ci si impegna definitivamente, allora anche la Provvidenza inizia a muoversi. Cominciano a succedere cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Un intero flusso di eventi scaturisce dalla decisione, portando a favore di chi si impegna ogni sorta di accadimento imprevisto, ogni incontro, ogni assistenza materiale, come nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Qualsiasi cosa puoi fare o sogni di poter fare, comincia a farlo. Nell'ardimento ci sono genio, potere e magia. Comincia. Ora." [Goethe]

Che sia un buon inizio.

 

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Poesia In Azione: un'esperienza coinvolgente e da non perdere

da L'ORECCHIO DI DIONISO, 12/04/2010.

Articolo di Alessandro Romanelli.


Nel monolocale ad ascoltar poesia seduti per terra

da La Repubblica del 04/01/2009.

Articolo di Antonella Gaeta.


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